|
M
a quando la smetterò di fare idiozie?
Questo stava pensando Ethirac.
Aveva sempre sentito parlare della Setta e, per lungo tempo aveva
pensato si trattasse solo di una leggenda, come molti altri insieme a
lui. Probabilmente nessuno ci aveva mai creduto davvero. Nessuno tranne
gli Assassini stessi e le loro vittime. Ma la loro opinione non sarebbe
più contata molto.
Di solito, la prima volta che a Semerir qualcuno sentiva parlare della
Gilda era nelle favole raccontate dalla mamma e forse era proprio questo
a rendere la Setta una pura leggenda. Lo stesso Ethirac la considerava
tale, fino a quando non incontrò un vecchio.
Era una cupa sera autunnale ed Ethirac sedeva da solo a un tavolo nella
locanda “La Spada che Dorme” a Gret. Era un maniscalco e aveva appena
chiuso bottega. Non era un Uomo molto affascinante, ma di quelli che ti
restano in mente. Aveva circa venticinque anni, abbastanza alto, capelli
biondi e occhi verdi. Ma, a differenza di tutti gli altri avventori
della locanda, si sentiva impotente, frustrato: non era ancora riuscito
a conferire un senso alla propria vita.
Stava sorseggiando un boccale di sidro quando gli arrivò alle orecchie
il frammento di una conversazione. Si voltò e vide un uomo, un vecchio,
che stava parlando con un gruppo di avventurieri. Non sembrava lo
stessero degnando di molta attenzione.
- Vi dico che è così. La Gilda esiste e l’ho vista con questi occhi -
- Ma non dire assurdità, vecchio. Lo sanno tutti che è solo uno
spauracchio per i bambini -
- E invece no. Esiste, come esistono i suoi sicari -
- Si, come no -
Con una risata sguaiata il gruppo di mercenari si allontanò lasciando il
vecchio da solo con i propri pensieri. Ethirac si alzò e si sedette al
tavolo dell’anziano.
- Stavate parlando della Gilda degli Assassini, non è vero? -
- Può essere -
- Prima ne stavate parlando -
- Non mi ricordo. Ma forse, con un buon boccale di idromele potrebbe
tornarmi la memoria -
Ethirac sospirò e ordinò due idromele all’oste. Il ragazzo era sempre
stato interessato alla Gilda e non gli sarebbe importato anche se si
fosse trattato di una delle solite leggende. D’altronde una buona storia
valeva tranquillamente un boccale.
L’oste portò l’idromele e il vecchio lo scolò in un sorso.
- Adesso avete bevuto. Raccontatemi -
- Il mio nome è Glaigos e sono uno dei pochi a sapere realmente qualcosa
sulla Gilda -
- Avanti, parlate -
- Una volta ero il comandante delle guardie a Terak, mai sentita
nominare? -
- Sì, è una delle città più importanti per i traffici commerciali in
tutta Semerir, no? -
- Esatto. Purtroppo madre natura mi fece un inguaribile onesto: con me
il contrabbando e tutte le attività illecite non erano possibili.
Purtroppo questo non andava particolarmente a genio ad alcuni pezzi
grossi e per questo la Gilda entrò nella mia vita -
- Che volete dire? -
- Non ci arrivi, ragazzo? Tentarono di farmi la pelle. Venne inviato un
Sicario della Gilda per uccidermi. Circa dieci anni or sono entrò nella
mia stanza di notte e, senza che me ne accorgessi, mi ritrovai un
pugnale appoggiato sulla gola -
- Come mai siete ancora vivo? -
- Abbi un po’ di pazienza, ragazzo, fammi finire -
- Scusate -
- …come mai sono ancora vivo? Devi sapere che esiste una tradizione tra
gli Assassini della Gilda. Non uccidono mai nessuno senza che se ne
accorga: prima di farlo pronunciano tutti una frase -
- Una frase? -
- Già, una frase. Me lo ricordo come fosse ieri… La tua morte si chiama
Darelith -
- Darelith? -
- Sì, era il suo nome -
- Del Sicario? -
- Sì -
- Va bene, però non ho ancora capito come abbiate fatto a sopravvivere -
- Non ebbe il coraggio di uccidermi -
- Perché? -
Il vecchio sospirò e il suo sguardo si fece triste. Seguì una breve
pausa. Ethirac si guardò intorno, convinto che il vecchio potesse essere
stato turbato da qualcosa o qualcuno nella locanda, ma quando si accorse
che non era così, comprese anche che l’uomo stava tentando di dire
qualcosa che con molta probabilità gli aveva causato immensi dolori.
- …era mia figlia -
Una maschera di orrore e terrore si dipinse sul volto del ragazzo.
- Vostra figlia? -
- Sì. Aveva solo dieci anni quando la inviarono a uccidermi -
- E come è finita nelle mani della Setta? -
- Uccise sua madre quando aveva sette anni, ma si trattò di un
incidente. Venne cacciata dalla città e non permisero che stessi con
lei. Probabilmente la Gilda la raccolse e la addestrò. Per loro era una
dei Bambini della Morte. Ma non voglio parlarti di quella storia.
Probabilmente la addestrarono per tre anni, e poi la inviarono a
eliminarmi -
- E lei accettò? -
- Non sapeva che fossi io, e quando se ne accorse, non abbassò il
pugnale per togliermi la vita. Se ne andò, uscendo dalla finestra, senza
dire nulla. Non la rividi più, e non seppi mai che fine avesse fatto -
- Non avete provato a cercarla? -
- Sì, e scoprii anche dove si trova la sede della Gilda. In effetti gli
Assassini non ne hanno mai fatto un segreto. Basta la loro fama a tenere
lontano i curiosi: quelli che credono nella loro esistenza sono pochi,
quelli che provano a cercarli ancora meno. Quasi nessuno riesce a
trovarli. Nessuno torna. Io alla fine non ci sono andato -
- Però sapete dove si trova la Gilda… -
- Sì -
- Dove? -
Ethirac non seppe mai perché pose quella domanda, gli venne spontaneo.
- Cosa? -
- Ditemi dove si trova la Gilda -
- Perché? -
Quella domanda turbò il ragazzo. Rispose per scoprire che fine avesse
fatto Darelith, ma ormai aveva compreso che voleva entrare a far parte
delle schiere degli Assassini. Quel pensiero lo aveva sempre
ossessionato, ma non aveva mai voluto ammettere nemmeno con sé stesso
che ammirava la freddezza, la spietatezza e la preparazione di quei
Sicari. Ora aveva la possibilità di saperne di più e non si sarebbe mai
lasciato sfuggire quell’opportunità.
- Non ti credo, ma non mi importa. Sei libero di fare della tua vita ciò
che vuoi -
Il vecchio gli diede le indicazioni necessarie per raggiungere la Gilda
degli Assassini e se ne andò senza salutare.
Ora il ragazzo si trovava da solo. Continuava a girarsi il boccale tra
le mani e a ripensare a ciò che gli aveva detto il vecchio. Era
depositario di un grande segreto e la scelta che avrebbe fatto in questi
minuti avrebbe condizionato la sua vita e quella di molti altri.
Gli esseri viventi hanno sogni e desideri. Qualcuno sogna ricchezza,
qualcun altro gloria, altri la fama. Lui voleva diventare un Assassino.
Quando si destò dai suoi pensieri, si accorse ormai che la locanda era
completamente vuota. Uscì , ma non si diresse verso casa. Probabilmente
non ci sarebbe mai più tornato.
Camminò per meno di un giorno. Non si aspettava che la Setta fosse così
vicina alla sua città. Le indicazioni del vecchio lo portarono a
un’ampia radura. Si guardò intorno, ma non vide altro che prato e, più
avanti, un fitto muro di alberi. Solo allora comprese che probabilmente
era stato raggirato.
Si girò per andarsene, ma non fece in tempo. La fredda lama di un
pugnale si poggiò sulla sua gola e avvertì una mano prenderlo da dietro.
In quell’istante non seppe se rallegrarsi del fatto che il vecchio non
gli aveva mentito.
- Chi sei? - chiese una voce femminile.
- Potrei chiederti lo stesso -
La pressione del pugnale aumentò e Ethirac sentì una goccia di sangue
scorrere lungo il collo.
- Sono io che faccio le domande -
- Va bene, non discuto -
- Allora, chi sei? -
- Sono venuto per entrare a far parte della Setta -
- Aspirante Assassino? -
- Così sembra -
Seguì qualche istante di silenzio.
- Voglio fidarmi -
Ethirac venne lasciato. Una figura completamente ammantata di nero lo
superò sulla destra e si posizionò davanti a lui. L’Assassino si voltò
verso di lui.
- Beh, non vieni? -
Il ragazzo rimase a bocca aperta. Il Sicario era completamente nascosto
dal mantello e da un profondo cappuccio, ma Ethirac non tardò a capire
che si trattava di un’Elfa. I pochi lineamenti lasciati scoperti lo
stregarono. Doveva essere di una bellezza sconosciuta agli Esseri Umani.
Quando riprese a camminare osservò le splendide forme dell’Elfa apparire
e scomparire sotto il mantello.
- Attento a dove guardi -
Ethirac non capì mai come avesse fatto a vederlo, ma si limitò a fare
come gli era stato ordinato.
Si addentrarono nella foresta e, dopo circa mezz’ora che stavano
camminando, l’Elfa si fermò e si guardò intorno.
- Da questa parte -
I due entrarono in una caverna che, come poi ebbe modo di comprendere,
era la via per raggiungere la Gilda.
Dopo uno stretto tunnel di circa cinquecento metri, i due si ritrovarono
in un ampliamento della grotta, e qui, scavato nella roccia stessa, si
trovava l’ingresso per la Setta degli Assassini.
Si trattava di un ampio portale, preceduto da una fila di otto colonne.
Il tutto si ergeva sul livello del terreno grazie a quattro gradini. La
cosa impressionante non stava nel fatto che la struttura sembrava
integrarsi perfettamente con la roccia della caverna, ma per il fatto
che la pietra utilizzata era completamente nera. Anche l’architettura
della Casa si confaceva alla fama dei suoi abitanti.
I due si avvicinarono al portale , senza che nulla fosse accaduto, i
battenti si spalancarono, permettendo loro di entrare in una vasta sala
il cui soffitto era sostenuto da innumerevoli colonne.
- Benvenuto nel cuore della Setta - disse l’Elfa
Ethirac alzò lo sguardo, osservando la volta della stanza. Il soffitto
era stato decorato con un mosaico estremamente dettagliato che
raffigurava l’intera storia della Gilda dalla sua fondazione fino a quei
giorni. Alcuni dettagli, però, risultavano essere particolarmente
cruenti. Da quell’opera, il ragazzo comprese che in tutta la storia
della gilda non c’era mai stata una successione legittima: tutti i Capi
Gilda erano stati brutalmente assassinati dai propri successori.
Ethirac si volle per chiedere chiarimenti alla propria guida, ma quando
si voltò, l’Elfa non c’era già più.
- E così tu vorresti diventare un Assassino… -
Si trattava di una voce indecifrabile. Il ragazzo si guardò intorno, ma
non riuscì a capire nemmeno da dove provenisse a causa dell’eco e del
riverbero. Udì il rumore di alcuni passi, poi lo vide.
Si trattava di un ragazzo, non doveva avere più di vent’anni e
difficilmente si riusciva a capire a che razza potesse appartenete.
Aveva un paio di orecchie a punta, quindi avrebbe dovuto trattarsi di un
Elfo ma la pelle era troppo scura perché potesse essere uno di loro ma
troppo chiara perché potesse trattarsi di un Drow, un Elfo Oscuro, anche
se la muscolatura lo avvicinava di più a questo. E poi, cosa che Ethirac
non aveva mai visto, aveva i capelli blu.
- Chi sei? - chiese intimorito.
- Il mio nome è Elrohir, e sono il Capo Gilda -
Istintivamente Ethirac si inginocchiò di fronte alla massima autorità
della setta.
- Alzati, qui non siamo molto formali -
Il ragazzo si alzò.
- Ora rispondimi. Tu vorresti diventare un Assassino? -
- Sì -
- Perché? -
Quella domanda lasciò Ethirac completamente spiazzato. Non aveva mai
capito perché avesse voluto farlo, se non per una malata ammirazione
verso quei terribili sicari.
- Allora? -
- Io… non lo so -
- Dunque, non sei un Bambino della morte, non hai votato la tua vita
alla morte… non hai una solida convinzione… Perché dovrei accettarti? -
Il Capo Gilda aveva le mani dietro la schiena, e cominciò a camminare a
passo lento attorno a Ethirac.
Ma quando la smetterò di fare idiozie? Non me ne stavo tanto bene a
casa mia?
- Però c’è anche da tenere presente il fatto che tu ormai sai dove si
trova la Setta, quindi non posso nemmeno lasciarti andare -
Un barlume di speranza si accese negli occhi del ragazzo, forse ce
l’aveva fatta, forse aveva raggiunto il suo scopo.
Avvertì improvvisamente una strana sensazione di freddo e subito perse
le forze. Guardò Elrohir. Stringeva un pugnale sporco di sangue e
sorrideva. Si toccò la gola e sentì il sangue uscire a fiotti poi, si
perdette nell’oblio eterno.
- Non mi servivi - disse il Capo Gilda lasciando la sala. |