- Navigazione
 - Home
 - Forum
 - Contatti
 - Collabora con noi
 
 - Passo dopo passo...
 - Tutorial
 - Arruolamento
 -
Informazioni sulle classi
 - Classi di Prestigio
 - Archivio schede
 -
Le gilde
 
 - Luoghi unici
 - Bancarella del Viandante
 - Campo di Addestramento
 - Cimitero
 - Rovine del Potere
 -
Taverna "I due Draghi"
 
 - Eroi e Eroine
 - La Triade
 - Mogor
 - Lareratha Proinyd
 -
Varik Haneku
 
 - Oltre il GDR
 - Regole del Forum
 - Contest Grafica
 - Off - Topic
 - Come ci avete scoperto?
 
 - Staff del Forum
 - traditore91
 -
Angelo DCLI
 - Sokien
 - Haldir637
 - panet
 
 - Gli utili per il GDR
 - Tabella riassuntiva
 -
Guida del Quest Master
 -
Immagini per firma
 -
Banner per firma
 - Informazioni sui Gradi
 -
Esempio di combattimento
 - Le Armi Leggendarie
 
 - Storie e Miti
 - Stava pensando Ethirac

 

M

a quando la smetterò di fare idiozie?
Questo stava pensando Ethirac.

Aveva sempre sentito parlare della Setta e, per lungo tempo aveva pensato si trattasse solo di una leggenda, come molti altri insieme a lui. Probabilmente nessuno ci aveva mai creduto davvero. Nessuno tranne gli Assassini stessi e le loro vittime. Ma la loro opinione non sarebbe più contata molto.
Di solito, la prima volta che a Semerir qualcuno sentiva parlare della Gilda era nelle favole raccontate dalla mamma e forse era proprio questo a rendere la Setta una pura leggenda. Lo stesso Ethirac la considerava tale, fino a quando non incontrò un vecchio.
Era una cupa sera autunnale ed Ethirac sedeva da solo a un tavolo nella locanda “La Spada che Dorme” a Gret. Era un maniscalco e aveva appena chiuso bottega. Non era un Uomo molto affascinante, ma di quelli che ti restano in mente. Aveva circa venticinque anni, abbastanza alto, capelli biondi e occhi verdi. Ma, a differenza di tutti gli altri avventori della locanda, si sentiva impotente, frustrato: non era ancora riuscito a conferire un senso alla propria vita.
Stava sorseggiando un boccale di sidro quando gli arrivò alle orecchie il frammento di una conversazione. Si voltò e vide un uomo, un vecchio, che stava parlando con un gruppo di avventurieri. Non sembrava lo stessero degnando di molta attenzione.
- Vi dico che è così. La Gilda esiste e l’ho vista con questi occhi -
- Ma non dire assurdità, vecchio. Lo sanno tutti che è solo uno spauracchio per i bambini -
- E invece no. Esiste, come esistono i suoi sicari -
- Si, come no -
Con una risata sguaiata il gruppo di mercenari si allontanò lasciando il vecchio da solo con i propri pensieri. Ethirac si alzò e si sedette al tavolo dell’anziano.
- Stavate parlando della Gilda degli Assassini, non è vero? -
- Può essere -
- Prima ne stavate parlando -
- Non mi ricordo. Ma forse, con un buon boccale di idromele potrebbe tornarmi la memoria -
Ethirac sospirò e ordinò due idromele all’oste. Il ragazzo era sempre stato interessato alla Gilda e non gli sarebbe importato anche se si fosse trattato di una delle solite leggende. D’altronde una buona storia valeva tranquillamente un boccale.
L’oste portò l’idromele e il vecchio lo scolò in un sorso.
- Adesso avete bevuto. Raccontatemi -
- Il mio nome è Glaigos e sono uno dei pochi a sapere realmente qualcosa sulla Gilda -
- Avanti, parlate -
- Una volta ero il comandante delle guardie a Terak, mai sentita nominare? -
- Sì, è una delle città più importanti per i traffici commerciali in tutta Semerir, no? -
- Esatto. Purtroppo madre natura mi fece un inguaribile onesto: con me il contrabbando e tutte le attività illecite non erano possibili. Purtroppo questo non andava particolarmente a genio ad alcuni pezzi grossi e per questo la Gilda entrò nella mia vita -
- Che volete dire? -
- Non ci arrivi, ragazzo? Tentarono di farmi la pelle. Venne inviato un Sicario della Gilda per uccidermi. Circa dieci anni or sono entrò nella mia stanza di notte e, senza che me ne accorgessi, mi ritrovai un pugnale appoggiato sulla gola -
- Come mai siete ancora vivo? -
- Abbi un po’ di pazienza, ragazzo, fammi finire -
- Scusate -
- …come mai sono ancora vivo? Devi sapere che esiste una tradizione tra gli Assassini della Gilda. Non uccidono mai nessuno senza che se ne accorga: prima di farlo pronunciano tutti una frase -
- Una frase? -
- Già, una frase. Me lo ricordo come fosse ieri… La tua morte si chiama Darelith -
- Darelith? -
- Sì, era il suo nome -
- Del Sicario? -
- Sì -
- Va bene, però non ho ancora capito come abbiate fatto a sopravvivere -
- Non ebbe il coraggio di uccidermi -
- Perché? -
Il vecchio sospirò e il suo sguardo si fece triste. Seguì una breve pausa. Ethirac si guardò intorno, convinto che il vecchio potesse essere stato turbato da qualcosa o qualcuno nella locanda, ma quando si accorse che non era così, comprese anche che l’uomo stava tentando di dire qualcosa che con molta probabilità gli aveva causato immensi dolori.
- …era mia figlia -
Una maschera di orrore e terrore si dipinse sul volto del ragazzo.
- Vostra figlia? -
- Sì. Aveva solo dieci anni quando la inviarono a uccidermi -
- E come è finita nelle mani della Setta? -
- Uccise sua madre quando aveva sette anni, ma si trattò di un incidente. Venne cacciata dalla città e non permisero che stessi con lei. Probabilmente la Gilda la raccolse e la addestrò. Per loro era una dei Bambini della Morte. Ma non voglio parlarti di quella storia. Probabilmente la addestrarono per tre anni, e poi la inviarono a eliminarmi -
- E lei accettò? -
- Non sapeva che fossi io, e quando se ne accorse, non abbassò il pugnale per togliermi la vita. Se ne andò, uscendo dalla finestra, senza dire nulla. Non la rividi più, e non seppi mai che fine avesse fatto -
- Non avete provato a cercarla? -
- Sì, e scoprii anche dove si trova la sede della Gilda. In effetti gli Assassini non ne hanno mai fatto un segreto. Basta la loro fama a tenere lontano i curiosi: quelli che credono nella loro esistenza sono pochi, quelli che provano a cercarli ancora meno. Quasi nessuno riesce a trovarli. Nessuno torna. Io alla fine non ci sono andato -
- Però sapete dove si trova la Gilda… -
- Sì -
- Dove? -
Ethirac non seppe mai perché pose quella domanda, gli venne spontaneo.
- Cosa? -
- Ditemi dove si trova la Gilda -
- Perché? -
Quella domanda turbò il ragazzo. Rispose per scoprire che fine avesse fatto Darelith, ma ormai aveva compreso che voleva entrare a far parte delle schiere degli Assassini. Quel pensiero lo aveva sempre ossessionato, ma non aveva mai voluto ammettere nemmeno con sé stesso che ammirava la freddezza, la spietatezza e la preparazione di quei Sicari. Ora aveva la possibilità di saperne di più e non si sarebbe mai lasciato sfuggire quell’opportunità.
- Non ti credo, ma non mi importa. Sei libero di fare della tua vita ciò che vuoi -
Il vecchio gli diede le indicazioni necessarie per raggiungere la Gilda degli Assassini e se ne andò senza salutare.
Ora il ragazzo si trovava da solo. Continuava a girarsi il boccale tra le mani e a ripensare a ciò che gli aveva detto il vecchio. Era depositario di un grande segreto e la scelta che avrebbe fatto in questi minuti avrebbe condizionato la sua vita e quella di molti altri.
Gli esseri viventi hanno sogni e desideri. Qualcuno sogna ricchezza, qualcun altro gloria, altri la fama. Lui voleva diventare un Assassino.
Quando si destò dai suoi pensieri, si accorse ormai che la locanda era completamente vuota. Uscì , ma non si diresse verso casa. Probabilmente non ci sarebbe mai più tornato.

Camminò per meno di un giorno. Non si aspettava che la Setta fosse così vicina alla sua città. Le indicazioni del vecchio lo portarono a un’ampia radura. Si guardò intorno, ma non vide altro che prato e, più avanti, un fitto muro di alberi. Solo allora comprese che probabilmente era stato raggirato.
Si girò per andarsene, ma non fece in tempo. La fredda lama di un pugnale si poggiò sulla sua gola e avvertì una mano prenderlo da dietro. In quell’istante non seppe se rallegrarsi del fatto che il vecchio non gli aveva mentito.
- Chi sei? - chiese una voce femminile.
- Potrei chiederti lo stesso -
La pressione del pugnale aumentò e Ethirac sentì una goccia di sangue scorrere lungo il collo.
- Sono io che faccio le domande -
- Va bene, non discuto -
- Allora, chi sei? -
- Sono venuto per entrare a far parte della Setta -
- Aspirante Assassino? -
- Così sembra -
Seguì qualche istante di silenzio.
- Voglio fidarmi -
Ethirac venne lasciato. Una figura completamente ammantata di nero lo superò sulla destra e si posizionò davanti a lui. L’Assassino si voltò verso di lui.
- Beh, non vieni? -
Il ragazzo rimase a bocca aperta. Il Sicario era completamente nascosto dal mantello e da un profondo cappuccio, ma Ethirac non tardò a capire che si trattava di un’Elfa. I pochi lineamenti lasciati scoperti lo stregarono. Doveva essere di una bellezza sconosciuta agli Esseri Umani. Quando riprese a camminare osservò le splendide forme dell’Elfa apparire e scomparire sotto il mantello.
- Attento a dove guardi -
Ethirac non capì mai come avesse fatto a vederlo, ma si limitò a fare come gli era stato ordinato.
Si addentrarono nella foresta e, dopo circa mezz’ora che stavano camminando, l’Elfa si fermò e si guardò intorno.
- Da questa parte -
I due entrarono in una caverna che, come poi ebbe modo di comprendere, era la via per raggiungere la Gilda.
Dopo uno stretto tunnel di circa cinquecento metri, i due si ritrovarono in un ampliamento della grotta, e qui, scavato nella roccia stessa, si trovava l’ingresso per la Setta degli Assassini.
Si trattava di un ampio portale, preceduto da una fila di otto colonne. Il tutto si ergeva sul livello del terreno grazie a quattro gradini. La cosa impressionante non stava nel fatto che la struttura sembrava integrarsi perfettamente con la roccia della caverna, ma per il fatto che la pietra utilizzata era completamente nera. Anche l’architettura della Casa si confaceva alla fama dei suoi abitanti.
I due si avvicinarono al portale , senza che nulla fosse accaduto, i battenti si spalancarono, permettendo loro di entrare in una vasta sala il cui soffitto era sostenuto da innumerevoli colonne.
- Benvenuto nel cuore della Setta - disse l’Elfa
Ethirac alzò lo sguardo, osservando la volta della stanza. Il soffitto era stato decorato con un mosaico estremamente dettagliato che raffigurava l’intera storia della Gilda dalla sua fondazione fino a quei giorni. Alcuni dettagli, però, risultavano essere particolarmente cruenti. Da quell’opera, il ragazzo comprese che in tutta la storia della gilda non c’era mai stata una successione legittima: tutti i Capi Gilda erano stati brutalmente assassinati dai propri successori.
Ethirac si volle per chiedere chiarimenti alla propria guida, ma quando si voltò, l’Elfa non c’era già più.
- E così tu vorresti diventare un Assassino… -
Si trattava di una voce indecifrabile. Il ragazzo si guardò intorno, ma non riuscì a capire nemmeno da dove provenisse a causa dell’eco e del riverbero. Udì il rumore di alcuni passi, poi lo vide.
Si trattava di un ragazzo, non doveva avere più di vent’anni e difficilmente si riusciva a capire a che razza potesse appartenete. Aveva un paio di orecchie a punta, quindi avrebbe dovuto trattarsi di un Elfo ma la pelle era troppo scura perché potesse essere uno di loro ma troppo chiara perché potesse trattarsi di un Drow, un Elfo Oscuro, anche se la muscolatura lo avvicinava di più a questo. E poi, cosa che Ethirac non aveva mai visto, aveva i capelli blu.
- Chi sei? - chiese intimorito.
- Il mio nome è Elrohir, e sono il Capo Gilda -
Istintivamente Ethirac si inginocchiò di fronte alla massima autorità della setta.
- Alzati, qui non siamo molto formali -
Il ragazzo si alzò.
- Ora rispondimi. Tu vorresti diventare un Assassino? -
- Sì -
- Perché? -
Quella domanda lasciò Ethirac completamente spiazzato. Non aveva mai capito perché avesse voluto farlo, se non per una malata ammirazione verso quei terribili sicari.
- Allora? -
- Io… non lo so -
- Dunque, non sei un Bambino della morte, non hai votato la tua vita alla morte… non hai una solida convinzione… Perché dovrei accettarti? -
Il Capo Gilda aveva le mani dietro la schiena, e cominciò a camminare a passo lento attorno a Ethirac.
Ma quando la smetterò di fare idiozie? Non me ne stavo tanto bene a casa mia?
- Però c’è anche da tenere presente il fatto che tu ormai sai dove si trova la Setta, quindi non posso nemmeno lasciarti andare -
Un barlume di speranza si accese negli occhi del ragazzo, forse ce l’aveva fatta, forse aveva raggiunto il suo scopo.
Avvertì improvvisamente una strana sensazione di freddo e subito perse le forze. Guardò Elrohir. Stringeva un pugnale sporco di sangue e sorrideva. Si toccò la gola e sentì il sangue uscire a fiotti poi, si perdette nell’oblio eterno.
- Non mi servivi - disse il Capo Gilda lasciando la sala.

 

Ultimo aggiornamento: 04-06-08